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Cronaca, 10 Gennaio 2018 alle 22:07:49

Diocesi di Foligno in lutto, a 103 anni muore don Alessandro Trecci

Era il prete piu' anziano d'Italia. Ha continuato a concelebrare messa e confessare fino a qualche giorno fa

Si è spento a 103 anni, compiuti il 18 agosto, don Alessandro Trecci, nato a Foligno nel 1914 e ordinato sacerdote nel 1938.


È stato parroco in diverse parrocchie della diocesi, molto vicino alla figura di Carlo Carretto, amante dei classici e sempre incline a raccomandare "il silenzio del raccoglimento". Ha vissuto, gli ultimi anni, su una sedia a rotelle, ma era lucidissimo: ha pregato, confessato, dispensato consigli e concelebrato messe come vicario parrocchiale nella chiesa di Fuksas, fino all'ultimo.  


Era il prete più longevo dell'Umbria e d'Italia, nonché il secondo più anziano al mondo. Don Trecci era stato ricoverato da alcuni giorni all'ospedale San Giovanni Battista di Foligno.  Don Alessandro era nato a L'Aquila nel 1914 ed è stato ordinato sacerdote nel 1938. Don Alessandro era stato anche assistente diocesano della Gioventù italiana di Azione cattolica (Giac).


Don Alessandro Trecci aveva raccontato sulle colonne de La Voce  il suo incontro, nel 2013, con il Papa. "Quando, nella cattedrale di Assisi, Papa Francesco si è avvicinato a me, che stavo aspettando di incontrarlo, perché il mio Vescovo me l'aveva assicurato, alla sua domanda: "Chi sei?" ho risposto: "Sono il sacerdote più anziano, sacerdote da 75 anni, entrato nel centesimo anno di età (sacerdote di Foligno ndr)". Quando gli ho detto del mio settantacinquesimo, Papa Francesco si è chinato su di me, mi ha afferrato la mano destra, e l'ha baciata. Ha detto qualche cosa che io non ho sentito, tanto ero fuori di me dall'emozione; e, ora, rimane in me una strana pace, quasi l'eco di una lunga vita, che si raccoglie in un punto, che annulla i ricordi di un secolo - forse il più tragico di tutta la storia - e si corona di una piccola sfera di luce, in lenta, ma inarrestabile dilatazione. Ho consegnato al Papa una lettera, dove, senza pretendere di appoggiarmi al carisma profetico battesimale, gli ho detto di essere certo che il mondo si sta muovendo verso la sofferta conclusione di una pesante deriva di valori, che lascerà il posto a un nuovo cammino. Quello che ho detto al Papa lo scrivo anche qui, perché aiuti a riflettere e a sperare chi vive in questo tempo, cercando di leggerne i segni.


La mia lunga vita, a servizio della mia Chiesa locale, ha conosciuto vicende, segnate dal contesto storico, che le ha rese pesanti e al limite del buio, però si è mossa sopra un sottofondo, che ha mantenuto intatte le ali della speranza. Il sottofondo è il messaggio di Fatima: è sceso dal cielo quando avevo tre anni (1917); ora, che ne ho quasi cento, considero un dono straordinario assistere all'inizio del suo compimento. Ci sono stati due segni, che annunziavano l'aggravarsi dei mali del mondo, perché gli uomini non avevano risposto all'invito di Maria alla conversione: le lacrime di Siracusa, le lacrime di sangue di Civitavecchia. Abbiamo perduto Gesù; i giovani non l'hanno ancora incontrato: sono, secondo un sapiente educatore, "una nuova generazione incredula", che sta per prendere il posto di quella che si avvia al tramonto. Gesù non è nella famiglia, corrosa da devastanti crisi; non è nella vita sociale, dilaniata da insanabili disordini; non è nella vita politica, dove spesso le leggi sono in totale contrasto con quella della natura.


Ma ora c'è in vista una stupenda novità: non ci saranno più annunci di sventura. C'è una promessa di Maria: "Alla fine il mio cuore immacolato trionferà". Questa promessa si sta avverando: da ora in poi ci saranno solo "segni di speranza". Il primo segno è sotto i nostri occhi, carichi di stupore per quello che sta avvenendo: è un segno che riguarda la Chiesa e non poteva essere diversamente: la salvezza viene dall'alto e la Chiesa è la più abilitata ad accoglierla e a diffonderla nel mondo; una Chiesa che si sta liberando dalle scorie accumulate nei secoli della sua storia; una Chiesa nella quale è durata per secoli la convinzione che il papa fosse il successore dell'imperatore Costantino, mentre lo era di un umile pescatore; una Chiesa povera e dei poveri; direi, "una Chiesa di poveri". Papa Francesco addita il "dio denaro" come la causa di tutte le iniquità, delle pesanti ingiustizie e del tarlo dell'egoismo, personale e collettivo, che spegne nei cuori e nei popoli il messaggio di Gesù.


 


 


 


 


 


 

Trattoliva Ristorante // Campello sul Clitunno


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