La richiesta dell'identita' digitale diventa un calvario per una insegnante

 

I docenti per poter usufruire del bonus per la formazione professionale devono far richiesta del cosiddetto Spid, ma la procedura per richiederlo puo' diventare un incubo

 

Sembrava tutto semplice. Richiedere lo Spid, (il sistema di autenticazione, identità digitale, che permette a cittadini ed imprese di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti con un'identità digitale unica) per poter usufruire della carta da 500 euro da destinare all'auto formazione professionale.


Invece così non lo è stato, tanto che la docente ha perso 14 euro, il costo dell'operazione, quello della raccomandata e 15 euro di scheda telefonica per non avere poi nulla indietro e dover rifare l'intera procedura da capo.

L'inghippo si è verificato quando il postino non trovandola a casa (lo spid deve essere consegnato solo dal portalettere e solo alla diretta interessata) le ha lasciato l'avviso. A questo punto la docente ha cominciato a peregrinare fra l'ufficio delle Poste centrale e quello della Paciana. Ma la prassi fissata a livello nazionale dice che non si tratta di una comune raccomandata ma che a questo punto si deve telefonare ad un numero verde, parlare con l'operatore che fisserà il giorno e l'orario in cui il postino dovrà passare di nuovo (e questo avviene solo la mattina), presentare i documenti e, quindi poter ricevere il plico. Nessun intermediario nemmeno munito di delega.

La docente ha quindi perso un'intera mattinata a telefonare dal suo cellulare (lei vive da sola e non ha un telefono fisso), rimanere in attesa ascoltando la musichetta ed intanto vedendosi prosciugare la sua scheda telefonica senza riuscire a parlare con l'operatore. Nel pomeriggio, così, ha provato a telefonare da casa di sua madre. Finalmente, dopo un paio di ore di attesa, è riuscita a parlare con un operatore che le ha fissato un appuntamento: un paio di giorni dopo, di mattina. La docente, a quel punto, ha posto l'obiezione che di mattina ha lezione a scuola e ha chiesto se poteva lasciare a casa qualcuno che, con tanto di delega e documento, poteva ritirare il plico. L'operatore risponde in modo affermativo. E in questo istante che accade il corto circuito. Probabilmente l'operatore del numero verde non passa le indicazioni all'ufficio postale di Foligno. Anche se sarebbero state inutili in quanto, la procedura, come dicevamo, precisa che nessuno potrà ritirare il plico che è a nome di un'altra persona. Comunque il postino, quella mattina, non aveva nulla.

A questo punto la docente torna nei vari uffici. Ma, sempre la prassi, stabilisce che passati un numero tot di giorni il numero che viene dato a ciascun utente, scade. Quindi la raccomandata è stata rispedita al mittente. Così la docente dovrà rifare di nuovo tutto daccapo. E questo la fa infuriare. Non con gli uffici postali di Foligno (anzi, tutti disponibili a cercare di risolvere i suoi problemi) ma con quella procedura che si affida ad un numero verde che non risponde mai, che ti lascia in attesa ore e con il quale accadono questi problemi di comunicazione.

Infuriata si è rivolta all'associazione consumatori per denunciare quello che le è accaduto, ha scritto una lettera di reclamo  e inviando una lettera spiegando tutti i passaggi che è stata costretta ad effettuare senza risolvere nulla. Una lettera in cui si punta il dito contro quel numero verde e contro una procedura che, di certo, complica la vita.

 


 



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