Unione dei Comuni, i sindacati: 'I sindaci decidano se sciogliere o meno il Corpo di polizia locale'
Proclamato lo sciopero dei dipendenti. 'Fallimento della politica su un accorpamento che non e' mai decollato a discapito dei lavoratori e dei cittadini'
"Vogliamo risposte dalla politica: i Comune ci debbono dire cosa vogliono fare se andare avanti con il Corpo Unico della Polizia locale, o se uscire. In ogni caso un volta deciso si dovranno effettuare tutti gli atti necessari sia per continuare, sia per rientrare con la polizia locale in ognuna delle Municipalità. Non si può ‘giocare' sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini".
E' un messaggio chiaro quello che Andrea Russo(UilFpl), Ivo Ceccarini (FpCgil) e Carlo Ugolini (ConfSal) lanciano ai sindaci degli otto comuni che fanno parte dell'Unione (Montefalco, Trevi, Gualdo Cattaneo, Giano, Massa Martana, Bevagna) ed i lavoratori che si ritrovano all'interno di questo organismo sciopereranno il 21 febbraio (dalla fine del turno di mattina e alla 1^ ora del turno pomeridiano). Uno sciopero simbolico che non dovrà arrecare danni ai cittadini ma che intende focalizzare l'attenzione su quello che sta accadendo.
"Un fallimento della politica sull'esperienza del Corpo Unico della Polizia Locale - hanno detto Russo, Ceccarini e Ugolini - Gli organi di governo dell'Unione hanno dimostrato una totale incapacità di fare scelte politiche chiare e di saper sintetizzare le posizioni espresse dai singoli enti, incapacità che ha danneggiato pesantemente i cittadini, le istituzioni ed i lavoratori".
"È già operativo in questi giorni il recesso del Comune di Gualdo Cattaneo, con il conseguente rientro della funzione di polizia locale e dei lavoratori nell'ente di provenienza. Anche Giano dell'Umbria, Bevagna e Trevi hanno già scelto di uscire. Neanche in questa occasione la politica è riuscita a trovare un accordo che consentisse di evitare uscite ‘a singhiozzo', con tutti i problemi in termini amministrativi e finanziari che ciò comporta".
Da settimane, ormai, i lavoratori sono in stato di agitazione. Il 2 dicembre scorso, durante il tentativo di conciliazione tra parte datoriale e lavoratori svolto in Prefettura, il presidente dell'Unione ha assicurato la volontà, da parte dei sindaci, di proseguire l'esperienza del Corpo Unico con rinnovata convinzione, risolvendo le annose problematiche organizzative tramite adeguati investimenti.
Sulla base di questa rassicurazione i lavoratori hanno sospeso ogni iniziativa nel mese di dicembre: una totale perdita di tempo, al limite della presa in giro, visto che pochi giorni dopo gli enti hanno di fatto iniziato a deliberare l'uscita. Nessuno dei problemi è stato risolto ed al successivo incontro in Prefettura, svolto venerdì 3 febbraio, l'Unione ha chiesto ai lavoratori di attendere ancora, visto il momento di evidente confusione e difficoltà politica. Ovviamente la riunione si è conclusa con la mancata conciliazione e la prosecuzione dello stato d'agitazione".
Ventisei lavoratori sulla graticola che non hanno avuto quanto era stato promesso, che non hanno usufruito dei benefici promessi ma che addirittura hanno avuto un peggioramento di uno stipendio che spesso ritarda, visto che non è stato creato un ufficio personale.
Insomma una struttura che doveva strutturarsi ma che, in verità in questi anni non ha fatto nulla, peggiorando pure il servizio ai cittadini. Per questo ora si dovrà capire cosa fare, se andare avanti con il Corpo unico di polizia (e, quindi, strutturarsi, fare investimenti in attrezzature e personale, seguire un percorso ben preciso che possa creare le condizioni per generare quelle economie e risparmi che sono alla base dell'accorpamento), oppure sciogliersi e fare i successiva passi per il rientro dei lavoratori nei propri Comuni. Il tutto nei tempi più brevi possibili.
Ora vedremo come i sindaci risponderanno a tali pressanti richieste. Soprattutto prendendo delle decisioni chiare e senza tergiversare ulteriormente.
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