Giornata della memoria, breve storia di un deportato 'speciale'
Il racconto, di Roberto Testa, di un barbiere alla scuola ufficiali di fanteria di Spoleto finito in un lager in Germania
27 gennaio 2017, breve storia di un deportato "speciale". Così inizia il racconto con tanto di foto che Roberto Testa, ex addetto stampa del Comune di Foligno e conoscitore della storia locale, ha pubblicato su Facebook.
In questo giorno in cui si riconcorrono tante storie e racconti, abbiamo voluto far conoscere le vicende di questoi deportato "speciale" che la penna di Roberto ha dipinto sapietemente. Il racconto di un barbiere spoletino chiamato a combattere nel 1940 in Grecia, poi a Montenegro che nel 1943 fu catturato dai tedeschi e deportato nei lager nazisti: un imprigionato per motivi politici per non aver collaborato. Fine della guerra e ritorno a casa. E questi non era altri che suo padre: Amedeo Testa. Ecco il racconto che Roberto ha pubblicato su Fb proprio nel giorno della memoria.
Era il 1935 ed aveva solo 20 anni quell'elegante ragazzo dai capelli scuri con la gamba accavallata, che si vede nella foto. Lavorava come barbiere alla scuola ufficiali di fanteria di Spoleto.
docenti e allievi lo avevano chiamato all'ultimo momento per una posa fotografica, tant'è che stringe ancora in mano il suo gustoso panino.
Poi il fascismo, il 10 giugno del 1940, dopo aver dichiarato la guerra, lo ha inviato a combattere, prima in Grecia, poi in Montenegro, nella città portuale di Cattaro (Kotar), interrompendo così la sua tranquilla esistenza.
Ed è proprio a Cattaro, dopo l'8 settembre drl 1943, che i tedeschi lo hanno catturato per deportarlo nei lager della Germania nazista.
Dopo otto giorni di viaggio (viaggio?) forzato in un vagone bestiame, al giovane spoletino, ormai ventottenne, si aprirono le porte del campo di concentramento di Ternitz.
Il triangolo rosso con la punta rovesciata in basso appuntato sulla sua casacca da internato significava che era considerato imprigionato per motivi politici, in quanto non aveva inteso collaborare con la sconsiderata avventura mussoliniana della Repubblica sociale italiana.
Alla fine della guerra, quando riuscì fortunatamente a tornare a casa, pesava solo 36 kg ed era alto m. 1,73.
Fascismo e nazismo non ce l'avevano fatta a piegare la dignità del giovane barbiere spoletino.
diventato forzatamente uomo attraverso l'inferno del lager nazista, incontrò di nuovo la sua fidanzata, una giovane ostetrica, che lo aveva aspettato amorevolmente per quasi cinque anni, senza sapere quale sorte la guerra avesse riservato al suo amato: se cioè era ancora vivo o gli fosse toccata una morte disumana, come ad altri milioni di persone.
Da quell'amore spezzato e riannodato sono nato io, perché la vita è imprevedibile e quell'uomo, tornato ad essere un elegante signore era mio padre, Amedeo Testa.
Ho voluto ricordarlo qui, nella giornata della memoria, perché lui ha sofferto nel corpo e nell'anima l'atrocità della deportazione.
Oltre alla vita, a lui devo molto: i valori del rispetto, della tolleranza, dell'onestà e dell'antifascismo.
Un bel patrimonio, no?
I commenti dei nostri lettori
Non è presente alcun commento. Commenta per primo questo articolo!
Dì la tua! Inserisci un commento.
